Credo che il sia forse la bevanda più popolare e diffusa al mondo, che quotidianamente una buona percentuale di persone porta sulle proprie tavole almeno una volta al giorno: a colazione, per il tradizionale tè delle cinque di pomeriggio o anche come accompagnamento per i diversi momenti della giornata.

Come premessa è fondamentale dire che io non bevo caffè: non me ne piace il gusto né di conseguenza comprendo l’idea psicologica che hanno i consumatori assidui, ovvero che la caffeina risulti una necessità per mettere in moto la nostra testa appena svegli.

Sebbene quest’ultima caratteristica del caffè, ovvero l’essere stimolante per i propri principi attivi, sia presente anche nei tè, credo più nell’aspetto rilassante e comunitario che questa antica bevanda porta con sé.

Qualche anno fa durante una vacanza estiva ho conosciuto Claudio Rubcich, chef e sommelier, ma soprattutto esperto di tè e proprietario di BiblioTeq, un piccolo ma fornitissimo negozio di tè nel cuore di Roma.

BiblioTeq

Lo abbiamo intervistato: ecco cosa ci ha svelato.

Claudio, come nasce la tua passione per il tè e in che modo è collegata alle tue esperienze precedenti?
Mi occupavo di vino lavorando per l’Associazione Italiana Sommelier come degustatore ufficiale e collaboratore per la guida duemilavini, la passione per l’analisi sensoriale c’è sempre stata anche se la passone per il tè risale a quando ero piccolo, grazie ai miei genitori ho viaggiato parecchio e assaggiare tè nei loro paesi di provenienza è una cosa che affascina e cattura il gusto e la fantasia. L’aiuto della conoscenza delle tecniche di degustazione ovviamente mi hanno aiutato molto a capire come memorizzare e apprezzare ciò che bevevo.

Cosa chiedono più spesso i clienti di BiblioTeq? Hanno già le idee chiare o chiedono consigli e notizie di approfondimento?
Sono in pochi ancora ad avere le idee chiare, indubbiamente manca ancora quella cultura di base che hanno altri paesi ma negli ultimi anni molte persone si sono avvicinate a questo mondo, di norma sono persone curiose che chiedono consigli e informazioni. In effetti è facile perdersi fra tutte le tipologie di tè che vengono prodotte, per non parlare degli innumerevoli tè aromatizzati.

Ovviamente i tè più richiesti sono quelli aromatizzati, oramai ce ne è una varietà infinita e se un tempo si parlava solo di frutti di bosco o cannella ora esistono melange di tutti i tipi e più che spesso sono perfetti per trovare il giusto abbinamento con il cibo, anche con quello salato. I tè puri e quelli da degustazione sono normalmente richiesti da chi ha più esperienza. Di norma si inizia a bere tè aromatizzato per divertimento o per “convivialità” ma poi se si è curiosi si passa ai puri, prima i più semplici e classici come Gli Assam o i Darjeeling per poi passare ai tè più impegnativi come i grandi verdi o oolong cinesi.

Da dove provengono i tè che proponi e sulla base di quali caratteristiche li scegli?
Nel mondo si coltiva tè in molti paesi, sicuramente la Cina fa la parte del leone, è li che si trovano il maggior numero di produzioni differenti, poi il Giappone per quanto riguarda alcuni verdi, l’India per i neri così come il Kenia, il Ruanda, ultimamente si stanno trovando con facilità anche prodotti del Vietnam e della Corea, tutto ciò per quanto riguarda i tè puri, ossia quelli non aromatizzati, mentre per questi ultimi mi rifornisco principalmente dal mercato tedesco, in pochi sanno che è Amburgo la “capitale europea del tè”, sono lì i più grandi e i migliori distributori per questa tipologia di tè.

La scelta è sempre personale, prendo solo tè che mi piacciono, in effetti passo più tempo ad assaggiare le campionature che a bere i tè che amo ma, a mio giudizio, è solo così che posso continuare ad amare questo mondo e a comunicare le mie sensazioni.

In base alla tua esperienza personale, qual è la consapevolezza che in Italia si ha di questa bevanda?
Troppo spesso, purtroppo, ci si avvicina al tè perché si è letto delle proprietà sulla salute e non per il gusto di bere qualcosa di buono; questo è in realtà un danno, il tè non è una medicina, sicuramente è un buon aiuto in un’alimentazione corretta ma assolutamente non è una medicina.

Capita spesso di leggere cose non vere o riportate in maniera superficiale tipo il tè verde vi farà dimagrire, se fosse realmente così io sarei ricco visto i problemi di linea che abbiamo, ancor più dannoso il messaggio che è un antitumorale, è vero che ci sono ricerche che dicono che alcune catechine contenute nel tè hanno una potenzialità nel combattere alcune cellule tumorali ma di qui a dire che combatte il cancro….bisogna anche dire che per molti di noi il tè era la bevanda che ci davano le nonne quando stavamo male quindi diventa facile ingigantire la cosa.

Io personalmente bevo il tè perché è buono, perché ha mille aspetti che si possono accompagnare a tante cose, è un “confort food” parola tanto in voga che significa semplicemente che bere una tazza di tè buono ci fa sentire meglio, ci rende più sereni o semplicemente si abbina meglio al dolce che ci stiamo mangiando.

Come reputi il mercato italiano collegato al tè rispetto a quello di aree più tradizionalmente legate a questa bevanda (es. Inghilterra, Asia, etc)?
Molto limitato nella quantità ma in rapida espansione, indubbiamente ci manca l’abitudine che hanno altri paesi, andiamo sempre di fretta e il tè richiede un po’ di tempo per prepararlo correttamente però, negli ultimi anni c’è un certo bisogno di ritrovare qualche minuto per sé e per questo una buona tazza fumante e profumata è un buon inizio.

Se dovessi creare una tua ABC per la scelta e la degustazione di tè, quali consigli daresti ai clienti di BiblioTeq?
Inizierei con cose semplici, dei neri indiani ad esempio, più vicino alle nostre abitudini, un Assam per quando si vuole qualcosa di forte, un Darjeeling per qualcosa di più ampio e leggero, poi proseguirei con dei neri cinesi tipo un ottimo Golden Yunnan per iniziare ad abituarsi a sapori un poco più particolari e quindi passerei ai verdi, sempre cinesi, un Lung Ching normale per prendere dimestichezza con un sapore diverso ma non troppo vegetale e poi uno Yunnan verde per capire le tonalità di fieno tipiche dei verdi. Solo dopo affronterei i verdi giapponesi con il sapore tipico di clorofilla. E solo dopo aver capito bene come si preparano le varie tipologie di foglie arriverei ai tè bianchi, sono tè delicatissimi che richiedono un po’ di esperienza nel prepararli e tanta capacità di degustarli, in molti invece partono con questi tè ( che per di più costano anche molto) e poi dicono “sa di acqua calda” semplicemente perché li hanno preparati male.

Comunque ogni persona ha le proprie esigenze ed è per quello che dico sempre che un negozio di tè è un posto “lento”, dobbiamo parlare e capire cosa si desidera, difficilmente un cliente entra e va via in pochi minuti, è una delle cose che mi fa amare sempre il mio lavoro, il rapporto che si instaura con le persone.

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Per info: BiblioTeq Tea Shop – Via dei Banchi Vecchi 124 Roma – +39 06 45433114