Non è ancora trapelato ma io sono una divora serie tv. Mi piace la serialità che le caratterizza, l’attesa, i cliffhanger che lasciano sulle spine e l’approfondimento sulla vita dei personaggi.

Abbandono davvero poche serie tv, anche quando si trascinano e aggrovigliano su se stesse perché arrivate ad un numero di stagioni talmente alto che è difficile da ricordare: mi affeziono, alla trama e ai personaggi, spero in finali epici, positivi e mi immedesimo nei protagonisti. Sebbene abbia un debole per le serie medical e creda ancora che Grey’s Anatomy sia degno di essere seguito anche dopo 12 stagioni, eventi catastrofici e morti al limite della credibilità, il mio essere telefilm addicted mi porta ad iniziare qualunque tipo di drama series. Quasi, perché non amo i programmi comici che quindi non vengono presi in considerazione.

Cinque anni fa ho iniziato a seguire una serie tv in costume che si è conclusa la notte di Natale. Si tratta di Downton Abbey, telefilm anglo-americano ambientato nello Yorkshire di inizio 900. La trama si interseca fluidamente con gli eventi storici reali dei primi decenni del secolo e che segnano profondamente la vita e lo stile di vita della nobiltà dell’epoca: la tragedia del Titanic (con cui si apre la prima puntata), la prima guerra mondiale, un accenno alla futura ascesa del regime totalitario nazista, per citarne alcune.

Downton Abbey racconta la vita della famiglia del conte Crawley che vive, per l’appunto, nella residenza di Downton Abbey (nella realtà Highclere Castle nell’Hampshire) con la moglie americana Cora e le tre figlie Lady Mary, Lady Edith e Lady Sybil (la prima cinica, sicura di sé e conscia della propria posizione privilegiata, la seconda succube dell’atteggiamento di Lady Mary e profondamente sfortunata nella vita, e la terza, la più giovane, al passo con i tempi e rivoluzionaria tanto che sposerà l’autista di casa Crawley, Tom).

Ma Downton Abbey porta sul piccolo schermo anche la vita, i compiti e le relazioni della servitù che lavora alla residenza, sempre pronta ad assecondare le necessità della nobilità. Come accade per i ruoli citati più sopra, anche in questo caso i personaggi vengono approfonditi in maniera minuziosa, in particolare quelli che accompagnano la nostra visione durante tutte le stagioni.

Ma qual è il significato della serie tv?

Downton Abbey è la rappresentazione in costume di un passato che ormai non esiste (quasi) più. Ci insegna come sia importante fare evolvere le proprie necessità e il proprio stile di vita in funzione dello scorrere del tempo, e come sia importante sapersi adeguare e ridimensionare in base alle situazioni per sopravvivere.

Downton Abbey ci fa capire come il progressismo e l’attaccamento alle tradizioni non siano matematicamente tipiche della classe sociale a cui si appartiene ma come siano concetti legati alla propria predisposizione d’animo e di mente; si pensi alle figlie del conte Crawley, ognuna di loro, sebbene educata a seguire le tradizioni e i privilegi della nobilità, ha evoluto il proprio personaggio occupandosi della tenuta di Downton, dirigendo una rivista a Londra o sposando l’autista di famiglia. Al contrario è invece particolare la figura del maggiordomo di lunga data Carson, rigidamente attaccato alle convenzioni sociali, alle tradizioni, e per questo rigido e non incline alla modernità quasi in nessun campo della vita quotidiana.

Per alcuni aspetti e per alcuni personaggi in particolare, Downton Abbey si potrebbe definire un moderno romanzo di formazione. Sono numerosi infatti i protagonisti che raggiungono la maturità del proprio personaggio dopo avere affrontato e superato una serie di sfide e situazioni complicate (Lady Mary e Lady Sybil, Mr. Barrow, lo stesso conte Crawley, per citarne alcuni).

(Attenzione, spoiler sulla sesta stagione)
La puntata finale ristabilisce l’ordine e chiude il cerchio delle situazioni che nelle sei stagioni si sono susseguite. Ed è un finale positivo, caldo, coinvolgente. E’ il finale che aspettavo e speravo, in particolare la rivincita sulla vita da parte di Lady Edith e di Mr. Barrow, la felicità ritrovata di Lady Mary, il coronamento di un lungo e faticoso percorso affrontato da Anna e Mr. Bates.
(Fine spoiler sulla sesta stagione)

Vi ho convinto? Avete bisogno di un’ulteriore spinta? Ah, nel cast c’è la grande Maggie Smith, in una delle sue migliori performance a parere mio, che interpreta una fantastica, pungente ma amorevole Lady Violet, che non si fa mai scappare l’occasione di essere una precisina spina del fianco. Fidatevi, morirete dalle risate!