Si è concluso lunedì sera il reality Monte Bianco andato in onda su Rai2 e prodotto da Magnolia. Il programma ha ricevuto numerose critiche fin dalla prima puntata da parte dei puristi della montagna, in particolare i membri del CAI, che hanno ritenuto la trasmissione un modo per spettacolarizzare l’alpinismo.

Noi abbiamo dato una possibilità a Monte Bianco e siamo rimasti soddisfatti dal format, forse perché abbiamo capito il fine ultimo: fare conoscere le bellezze della montagna al vasto pubblico televisivo e veicolare una disciplina atletica di nicchia sconosciuta ai più.

La montagna è ben rappresentata, affascinante, selvaggia e dura, i paesaggi mozzafiato e di tutto rispetto. La fotografia fa da padrone al montaggio anche grazie all’attrezzatura Go Pro, sponsor del programma, che ha campeggiato sui caschi dei protagonisti durante tutto il reality e che ha permesso agli spettatori di vedere i volti affaticati e le emozioni dei neofiti scalatori alle prese con prove coraggio e duelli verticali.

Il format è molto semplice: una gara a suon di sfide con l’obiettivo finale di raggiungere la vetta del Monte Bianco percorrendo una delle vie normali del versante italiano fino a quota 4.810 metri d’altezza. Sette le cordate composte da personaggi più o meno noti ed eterogenei per provenienza – mondo dello spettacolo (Arisa, Jane Alexander, Enzo Salvi), dello sport (Gianluca Zambrotta -il vincitore- e Stefano Maniscalco), del giornalismo (Filippo Facci) e della moda (Dayane Mello) – e da esperte guide alpine.

Le critiche mosse al programma hanno puntato il dito soprattutto sull’aspetto competitivo del reality, sottolineando come in realtà l’alpinismo non abbia tale caratteristica. Per il fatto stesso che Monte Bianco sia un reality, dunque una competizione, il programma non avrebbe potuto esimersi dall’avere questa caratteristica.

La produzione ha scelto Simone Moro, esperto alpinista italiano di fama internazionale, per garantire l’autenticità delle informazioni veicolate e l’autorevolezza del reality; dal canto suo, Simone ha accettato per portare in tv il messaggio di una montagna autentica, per fare conoscere l’abc di una disciplina di nicchia e per dare piccole nozioni di alpinismo ai telespettatori.

La conduzione è per noi in parte il tasto dolente del reality: se Simone Moro se la cava davvero bene sia nelle parti più didascaliche che in quelle di azione, Caterina Balivo rimane sempre un po’ fuori luogo, spesso vestita più per una vasca nel centro di Cortina che per la montagna più alta d’Europa, e poco fa interessare e coinvolgere il telespettatore a casa.

Gianluca Zambrotta è il vincitore del reality e, se non avesse vinto, per noi sarebbe stato il vincitore morale del programma: in più di un’occasione ha dimostrato un fair play tipico degli sportivi aiutando le altre cordate anche quanto significava svantaggiare se stesso e ha mantenuto una certa solidità psichica durante tutto il programma.

Per noi Monte Bianco è un reality riuscito! Bravo Simone e bravo Gianluca!