Da buon outsider Il Caso Spotlight di Thomas McCarthy trionfa agli oscar. Ha vinto la statuetta come miglior film dell’anno battendo i blockbuster La Grande Scommessa, The Revenant, The Martian, Mad Max e Il Ponte Delle Spie, oltre alle pellicole più di nicchia Brooklyn e Room.

Come dice il titolo del film, il caso vuole che io l’abbia visto proprio ieri pomeriggio. La decisione è stata repentina: stavo guardando il nuovo canale Paramount Channel che trasmetteva approfondimenti in vista della notte degli Oscar e mandava in onda i trailer dei film in lista per le ambite statuette. Sono bastati quei minuti di immagini per farmi capire che forse valeva la pena spendere il prezzo del biglietto (che grazie alla carta fedeltà Skin Card di Uci Cinemas, in realtà, non ho nemmeno pagato!).

E ne è valsa davvero la pena. Il film racconta la grande tenacia con cui quattro giornalisti del team Spotlight del giornale The Boston Globe portano avanti un’indagine che potenzialmente potrebbe avere conseguenze negative sul giornale stesso. L’argomento è delicato, non esente da implicazioni religiose, politiche ed etiche, con un impatto mediatico forte soprattutto se si pensa che la pellicola narra vicende reali venute a galla dopo l’indagine del quotidiano sull’arcivescovo Bernard Francis Law accusato di avere coperto alcuni casi di pedofilia avvenuti in diverse parrochie di Boston. Per l’indagine, Il Globe vinse il Premio Pulizer per il pubblico servizio nel 2003 e diede il via a numerose indagini su casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica.

L’approccio al film è chiaramente molto personale. Io ho trovato come non sia un film contro la Chiesa quanto pro giustizia, ricercata con tutte le forze dei giornalisti impegnati sul caso, e insabbiata già in passato dalle alte cariche ecclesiastiche e dallo stesso quotidiano per evitare di ritrovarsi in posizioni scomode. Un film che fa passare un messaggio molto chiaro, ovvero che la giustizia debba essere al di sopra di ogni idea religiosa o schieramento politico.

Enjoy!